cena benefit sabato 24 settembre

GIOVEDÌ 21 LUGLIO: APERITIVO BENEFIT PER DAYVID “CIGA”

GIOVEDÌ 21 LUGLIO: APERITIVO BENEFIT PER DAYVID “CIGA”

dalle 18.30 presso L’Arrotino, in via Primo Maggio 24c, Malavedo, Lecco

SU DEVASTAZIONE, SACCHEGGIO E LATITANZA

A fianco di Vince e Dayvid

Il 29 giugno è stato arrestato ad Atene Dayvid “Ciga”, compagno anarchico di origini lecchesi condannato per i fatti del 15 ottobre 2011 a Roma.

Quel giorno 300000 persone erano scese in piazza per protestare contro le politiche di austerità governative. Dopo che le cariche poliziesche avevano spezzato il corteo, gli scontri si erano generalizzati ed erano proseguiti per ore intorno a Piazza San Giovanni. In seguito a quei fatti 6 manifestanti sono stati condannati per il famigerato reato di devastazione e saccheggio. Tra questi Dayvid, che ha però deciso di rendersi irreperibile preferendo la macchia all’arresto immediato. Purtroppo il suo percorso si è fermato ad Atene, dove è stato fermato grazie alla cooperazione tra le polizie greca ed italiana.

Oltre a questo, il 14 luglio la Corte di Giustizia Europea si è espressa in merito al rinvio in Italia di Vince, arrestato nell’agosto 2019 in seguito ai fatti del G8 di Genova del 2001 dopo oltre 7 anni di latitanza. Purtroppo la sentenza della corte non lascia molte possibilità, e l’11 ottobre è fissata la sentenza di cassazione francese che rischia di condannare Vince a tornare in Italia per scontare 12 anni di pena.

Proponiamo quindi un aperitivo benefit per sostenere Dayvid e riferire brevemente alcuni aggiornamenti sulla sua situazione e quella di Vince.

Sempre al fianco dei compagni e delle compagne prigionieri dello stato o in fuga dalla legge!

larrotino@inventati.org

venerdì 8 luglio al galeone

17 giugno all’arrotino

venerdì 27 maggio all’Arrotino

22 aprile a Milano

INIZIATIVE DI FINE MARZO

Sabotiamo la guerra – Innescando l’Internazionale

SABOTIAMO LA GUERRA – INNESCANDO L’INTERNAZIONALE

Quando i lettori avranno tra le mani queste righe la crisi in Ucraina potrebbe aver raggiunto il parossismo ed essersi scatenata nella sua drammatica precipitazione. O forse no. Alcuni passaggi potrebbero essere stati superati o smentiti dai fatti, o ancora in attesa di verifica. Non siamo preoccupati per un’eventuale inattualità di quanto stiamo scrivendo, giacché queste parole non possono che essere inattuali. Di fronte alla guerra l’anarchismo ha sempre mantenuto la stessa posizione che fu di Bakunin sin dai tempi del conflitto francoprussiano e della Comune. Conviene dunque partire dalle ovvietà.

Il nostro internazionalismo si traduce in un sentimento assolutamente semplice: le sfruttate e gli sfruttati, in Russia come negli Stati Uniti, in Ucraina come in Italia, sono le nostre sorelle e i nostri fratelli, il loro sangue è il nostro sangue; gli industriali e i boss della finanza, i generali e i signori ufficiali, i governi tutti, sono i nostri eterni nemici. Essendo mossi da sentimenti d’odio e d’amore eterni, le nostre passioni non possono che rifuggire dall’attualità, dai suoi opportunismi, da una valutazione paracula circa le condizioni e la propaganda del momento.

Eppure, onde evitare che questi alti sentimenti si risolvano in dei propositi astratti e innocui, buoni per mettersi la coscienza a posto e, in fondo, per trovare per una via un po’ più tortuosa, ma proprio per questo ancor più ipocrita, la propria sistemazione, l’accomodamento in una posizione opportunistica, a questi propositi ne va aggiunto un altro: la sola pratica compatibile col discorso internazionalista è quella che pone come nemico principale il proprio governo, il proprio Stato, il proprio blocco imperialista.

Rifuggiamo dunque da ogni tentazione frontista, rigettando tanto le posizioni di quanti in nome del pluralismo e dei diritti umani sono tentati dal serrare i ranghi sotto le liberali insegne occidentali, quanto quelle di coloro che nel nome di un anti-americanismo e di un sovietismo nostalgico sono tentati dalla partigianeria filo-russa.

Il prezzo della guerra come sempre lo pagano i proletari e da mesi lo stiamo già pagando, anticipatamente, con l’aumento delle tariffe delle bollette, del carburante e, a cascata, con la dinamica inflazionistica che sta coinvolgendo tutte le merci. Un processo che si intreccia con la dinamica speculativa messa in moto dalla ripartenza economica a seguito della crisi provocata dalla pandemia. Questo è il prezzo della speculazione, è il prezzo delle rappresaglie di Putin, è il prezzo dell’avventurismo di Biden, è il prezzo del servilismo di Draghi. Questi signori sono i nostri affamatori, nessuno di loro è nostro amico.

Ammesso che la crisi in corso non si risolva in un olocausto nucleare (ipotesi molto improbabile, ma comunque non impossibile), nella «migliore» delle ipotesi, alle nostre «privilegiate» latitudini, il prezzo che pagheremo con la guerra in Ucraina sarà quello di un impoverimento fino a pochi anni fa inimmaginabile nella bambagia europea a cui eravamo abituati: gli attuali aumenti del carburante e dell’energia, e con essi di tutte le merci, potrebbero rappresentare un accenno nemmeno comparabile con quello con cui avremo a che fare. La stessa continuità energetica, con le condizioni di comfort date per scontate da mezzo secolo dalle persone in questa regione del pianeta, potrebbe non essere garantita, tanto più in una condizione nella quale l’energia che c’è deve essere utilizzata per i superiori scopi dell’industria bellica.

Forse il più grande insegnamento, generalmente trascurato, della vicenda pandemica è stato nel tramonto della cosiddetta «società dei consumi». In quei giorni della primavera del 2020 con i supermercati parzialmente chiusi, con interi prodotti di cui era vietata la vendita, è avvenuto un fenomeno inedito per chi, come chi scrive, è da sempre vissuto in una società dove il consumismo era quasi una religione. Il governo ha voluto lanciare un messaggio che evidentemente non aveva niente a che vedere con la salute pubblica: un messaggio di austerità morale. È un momento difficile, i cittadini lo devono capire anche attraverso un sacrificio quaresimale. D’altro canto, già allora ci dicevano «siamo in guerra», anticipando i nuovi sacrifici a venire.

Un anno dopo, il presidente della Confindustria ha proposto un’analisi molto interessante. Intervenendo all’assemblea nazionale dell’organizzazione padronale lo scorso 23 settembre, più lucido di tanti imprenditori che invocano il distopico «ritorno al mondo di prima», Carlo Bonomi ha chiarito che «passerà molto tempo, purtroppo, prima che la domanda interna di consumi possa tornare a essere un driver potente di crescita». Il grande capitale sa bene che in questo periodo storico non è sui consumi interni che deve fondarsi la crescita. Più di recente, il 12 febbraio, il direttore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha dichiarato che bisogna assolutamente evitare una spirale prezzi-salari: «non si batte l’inflazione aumentando i salari», se i prezzi aumentano gli sfruttati si devono impoverire, altrimenti dove sta la fregatura? Lorsignori sanno che, guerra o non guerra, la proletarizzazione è la cifra dei fenomeni sociali dei prossimi anni.

Tornando alla guerra, dunque, quello che appare più probabile, scartate le ipotesi più drammatiche di una vera e propria escalation nucleare tra le potenze (che comunque, va ribadito, non è da escludersi), è che il prezzo che gli sfruttati di questa parte del pianeta pagheranno sarà un ulteriore giro di vite in senso austeritario e autoritario. Il tutto accade nel mentre, come una vipera, se ne sta in agguato la velenosa ipotesi del nucleare, panacea per ogni malanno della nostra industria. Una sirena, quella nuclearista, nient’affatto da sottovalutare: soprattutto se le cose si mettono davvero male con la Russia che chiude definitivamente i rubinetti del metano (o gli USA che obbligano l’Europa a rinunciarvi), di fronte alle necessità militari, industriali e agli stessi disagi sulla popolazione ormai ossessionata di fronte alla coazione a ripetere del sogno reazionario del «tornare alla vita di prima» (immaginiamoci quanto si farà potente questa pressione se la gente si trovasse senza luce e gas), ecco che l’ipotesi nuclearista diventerà addirittura irresistibile.

Un elemento, al contrario, di controtendenza rispetto a quanto accaduto negli ultimi anni sta nel ritorno della «politica» sul dominio incontrastato della tecnica di cui ci parlano i fatti ucraini. La guerra in Ucraina per una volta non sembra una guerra economica, ma una guerra di dominio politico e militare. La stessa questione del metano non è il fenomeno, ma un fenomeno conseguente, una rappresaglia nelle scelte del risiko politicomilitare. Provocata da una costante e aggressiva espansione a est della NATO, la reazione della Russia mira non tanto alla conquista di giacimenti e risorse, ma è motivata dalla pretesa tutta militare di non dover sopportare la presenza di basi militari americane al proprio confine, oltre che da un orgoglio e una nostalgia del tutto ideologici per i bei tempi imperiali andati. Le risorse energetiche sono semmai una clava con cui minacciarsi vicendevolmente.

Lasciando dunque agli anarchici russi, ucraini, bielorussi la cronaca e le analisi di quanto accade dalla loro parte del fronte, delle loro battaglie contro l’autoritarismo dei rispettivi governi, contro il quale si battono al prezzo di arresti, torture e morti, con quello spirito internazionalista per il quale il principale nemico è per me sempre incarnato dal mio governo e dai suoi alleati, vorremmo brevemente soffermarci su ciò che accade dalla «nostra» parte del fronte di guerra.

La vittoria di Biden ha rappresentato un’accelerazione evidente dei pericoli militaristici. La scommessa geopolitica di Trump si fondava sulla possibilità, se non di una alleanza, quanto meno del mantenimento di buoni rapporti con Putin in chiave anti-cinese. In tal senso il temibile Trump ha finito per diventare il primo presidente degli Stati Uniti che dopo molti lustri non ha aperto nuovi fronti di guerra. Incredibile, in tal senso, la cantonata politica presa in modo pressoché unanime dall’estrema sinistra nordamericana. Quando una storica militante comunista, femminista e nera come Angela Davis lancia il suo endorsement per Biden e Harris, questo non ci indica solo il tradimento individuale di una burocrate del movimento, ma una sbandata collettiva di un’intera area politica (dimostrata per esempio dal fatto che Davis non venga cacciata a calci dai contesti militanti). Non è soltanto un tradimento del rifiuto anarchico delle elezioni (dai politicanti comunisti ci si aspetta questo e altro), ma è proprio sbagliata l’analisi specifica, in quanto Biden e Harris per la pace nel mondo erano evidentemente il «male maggiore».

Uno degli errori che viene imputato a Biden persino da una parte della sinistra mainstream (in questo senso abbiamo letto di recente dei pezzi sul manifesto e su Fanpage) è quello di «regalare» la Russia alla Cina. Stringendo in maniera aggressiva il regime di Putin, i nordamericani lo stanno spingendo ad allearsi con quello di Xi. L’alleanza della seconda potenza militare al mondo col paese che rappresenta la prima potenza tecnologica e – per pochi anni ancora – la seconda potenza economica, può davvero diventare l’effetto detonante per una catastrofe militare mondiale. Di fronte alla eventualità che le armi russe comincino a montare tecnologia cinese, potrebbe sul serio saltare alla mente a qualche boia del Pentagono l’idea che un attacco nucleare preventivo possa essere un’ipotesi migliore rispetto alla possibilità di lunghi anni di integrazione militare dei loro più temibili avversari.

Venendo all’Italia, da sempre all’avanguardia nella sperimentazione di nuovi regimi politici, sembra che il governo di Unità Nazionale resista e si confermi nel medio periodo come la cifra degli intrighi politici del bel paese, magari da emulare in altre nazioni europee in caso di un aggravamento della crisi. L’Unità Nazionale è un concetto che va ben compreso. Questa forma di governo può somigliare, ma si differenzia essenzialmente dal classico governo tecnico appoggiato dall’unanimità delle forze politiche. L’Unità Nazionale è un governo eminentemente politico, un governo di fronte politico e sociale: in questo senso all’Unità Nazionale aderisce anche il sindacato nel momento in cui opera per la più completa collaborazione e pacificazione interna; in questo stesso senso aderiscono a esso anche i tecnici, in quanto la Tecnica è oggi una potenza socio-politica. In una parola, il governo di Unità Nazionale è un governo di guerra.

Come internazionalisti che sono stati condannati o privilegiati – dipende dai punti di vista – a vivere a queste latitudini, il compito che ci si impone è quello del sabotaggio, del deragliamento, del disfacimento con ogni mezzo dell’Unità Nazionale e del clima mortifero di pace sociale che questa genera. È l’appuntamento dei prossimi mesi al quale non possiamo assolutamente mancare. L’Unità Nazionale prepara in altre parole alla pace interna tra le classi e alla guerra esterna tra le nazioni. Il nostro internazionalismo ha sempre gridato al contrario: nessuna guerra tra i popoli e nessuna pace tra le classi. Con Galleani noi ripetiamo di essere contro la guerra e contro la pace, ma per la rivoluzione sociale.

L’internazionalismo è però, ancora, soltanto un sentimento. Per quanto corretto dal principio secondo il quale il mio governo è il mio principale nemico, come ogni sentimento anche l’internazionalismo contiene un ché di ineffabile. Il passo coraggioso che dovremmo fare è quello di passare dall’internazionalismo all’Internazionale. Cioè ragionare e diffondere concretamente una cospirazione storica, informale, ma reale, dei rivoluzionari di tutto il mondo. Una «organizzazione», per quanto questo termine ci faccia paura e ci attiri gli occhi della repressione. Ma quali sono le alternative? La fame, la guerra e la morte. L’organizzazione della vita umana associata fondata sulla gerarchia e sul profitto ormai ha dimostrato di non poter governare la complessità che ha generato e ci sta trascinando tutti verso la catastrofe – sanitaria, ecologica e militare. Solo una rivoluzione mondiale ci può salvare. Mettiamoci all’opera.

Venerdì 4 marzo all’arrotino

SERATE ALL’ARROTINO

MORTE AL FASCISMO

Questo volantino è stato distribuito sabato scorso davanti al banchetto che i fascisti del movimento sociale “la rete dei patrioti” ha montato in centro Lecco.

Non lasciar loro propagandare le loro sporche fandonie tranquillamente indisturbati è solo un primo passo, non lasciar loro alcuna agibilità in città è l’obiettivo.

 

venerdì 24 dicembre 2021

CONTINUA IL CINEFORUM

Il cineforum del venerdì!

Affinché le PAROLE siano CHIARE

Affinché le PAROLE siano CHIARE

 

Pandemia e conseguenze

Opporsi alla gestione emergenziale, alle limitazioni della libertà sperimentate in questi due anni e, da ultimo, anche al green pass non significa negare la gravità della situazione sanitaria, bensì significa semplicemente ribadire quanto le soluzioni imposte dallo stato siano inaccettabili: la cura non è stata forse peggiore della malattia?

Complotti e lotte

Non c’è bisogno di pensare a complotti segreti di chissà quali proporzioni o a cause paranormali per spiegare gli eventi di questa pandemia e la gestione statale che ne è seguita. Questo atteggiamento serve solo ad inibire la capacità di lotta, dato che pone come obiettivo delle entità talmente astratte e irraggiungibili da rendere impensabile opporvisi. Al contrario, chiedersi quali siano i meccanismi politici ed economici che sottostanno ad alcune scelte può portare ad una maggiore consapevolezza e determinazione nel combatterli.

Sbirri e affini

I membri delle forze dell’ordine sono i tutori dell’ordine costituito e, in quanto tali, sono necessariamente nemici di un movimento che si oppone a delle imposizioni statali. Lo dimostrano gli sgomberi di Trieste e Genova, così come gli arresti e le cariche di Milano. Solo grazie a loro è stato possibile creare lock-down, coprifuoco, autocertificazioni per uscire di casa e certificati verdi per poter lavorare. Poliziotti e carabinieri possono individualmente condividere alcune delle posizioni espresse in piazza, ma finché indosseranno la divisa restando al servizio di un potere, rimarranno dall’altra parte della barricata.

Sindacalisti e servi

Sulla questione del green pass i sindacati confederali CGIL, CISL e UIL si sono comportati, per l’ennesima volta, nel peggiore dei modi. Inizialmente hanno avallato ogni scelta governativa, permettendo di spaccare i lavoratori e ricattarli. Poi, di fronte a lotte reali, hanno invocato lo sgombero dei presidi perché “non si può impedire di lavorare alla gente”, dimostrandosi ancora una volta servi dei padroni. Forse farebbe loro bene un ripasso sull’efficacia delle pratiche conflittuali, inclusi picchetti e blocchi, in situazioni di lotta politica o contrattazione sindacale.

Resistenza e antifascismo

Lottare contro il green pass significa, tra altre cose, lottare contro una forma di discriminazione, contro uno strumento di controllo, contro un attacco ai lavoratori. Tutti punti che rafforzano l’idea che una simile lotta debba essere intrinsecamente antifascista. Ne consegue che fascisti e ambigui destrorsi non possono e non devono trovare spazio e legittimazione nelle piazze no green pass. La loro presenza organizzata è solo l’ennesimo tentativo di inserirsi nelle lotte per trovare legittimazione politica.

Solidarietà e protesta

La solidarietà nei confronti di tutti coloro che, in vari modi, si oppongono all’imposizione del green pass è sentita e dovuta. A prescindere dai modi individuali di affrontare questa situazione, dal vaccinarsi, al subire tamponi e costi fino al rifiutare ogni compromesso, l’importante è lottare contro l’ennesimo strumento di oppressione. Consci del fatto che il green pass sia un ulteriore sopruso, facciamo in modo che quella attuale sia una lotta tra le tante nell’ottica di un modo senza né padroni né servi, né capi né sottoposti.

 

Anarchiche e anarchici

PAROLE CHIARE_mod

Inchiesta contro anarchici

SIBILLAZIONI

Sull’operazione anti-anarchica denominata “Sibilla”

Tutto questo deve finire. Per sempre. E se lo Stato e i padroni sono i nostri viventi nemici, allora risulta evidente più che mai il ruolo storico dell’anarchismo come la vanga con cui gli scaveremo la fossa.

Prima le buone notizie , Ottone degli Ulivi

Prima dell’alba dell’11 novembre 2021 ci sono state in Italia decine e decine di perquisizioni in case di compagni e compagne anarchici a Genova, Carrara, Pisa, Cremona, Bergamo, Roma, Perugia, Viterbo, Lecce, Taranto, Cosenza e Cagliari. Le indagini svolte dai carabinieri del ROS, su ordine della Procura di Perugia, si concentrano sulle sobillazioni anarchiche e in particolar modo sul giornale Vetriolo e a “contorno” i siti di contro-informazione come roundrobin.info e malacoda.noblogs. Il reato principale che viene contestato ai compagni e alle compagne è quello di aver costituito e/o partecipato a una associazione sovversiva con finalità di terrorismo (270bis), siccome, secondo la sbirraglia, tramite le pubblicazioni sopra citate i compagni/e avrebbero istigato a commettere atti di terrorismo contro lo Stato.

Oltre alle decine di perquisizioni in tutta la penisola, 6 le misure cautelari: l’”arresto” di Alfredo, già detenuto nel carcere di Terni, un compagno sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e altri 4 con obbligo di dimora e firme.

Non ci stupisce in alcun modo la repressione da parte dello Stato nei confronti di parole chiare e decise, e ancor meno ci stupisce in questo momento di timore di dissesti sociali. La creazione del nemico interno è funzionale a richiamare a sé la lealtà del popolo verso il suo re – lo Stato – lo stiamo vedendo chiaramente con i “no vax”: lo Stato proprio in questi giorni sta colpendo le piazze che si muovono contro il lasciapassare, impedendo manifestazioni nei luoghi in cui il capitalismo ha necessità di fiorire.

Come anarchici siamo e restiamo nemici interni ed esterni, di sopra, di sotto, in direzioni caoticamente ragionate, di qualsiasi autorità. La complicità con le parole espresse contro i nemici, che siano essi funzionari di Stato o del capitalismo, incluso quello militarista, è allora per noi chiara.

Come al solito nella mente giuridica degli inquirenti l’unica organizzazione possibile è quella verticistica, gerarchica. Non capiscono, o meglio, non si sentono di esprimere pubblicamente che l’imprevedibilità degli anarchici nella loro disorganizzazione non è sicuramente un’organizzazione, figurarsi se esistono mai capi e gregari.

Restiamo al fianco di chi viene colpito/a dalla repressione perché sceglie di attaccare, di non nascondersi dietro il bisogno di farsi amare dalle masse con parole dolci e accomodanti, di diffondere parole di compagni colpiti da decenni di carcere.

Viva l’anarchia!

Anarchici e anarchiche di Carrara

QUA SOTTO ALCUNI SCRITTI IN SOLIDARIETA’

campania libertaria

Chiacchiere e distintivo

classe contro classe

comunicato anarchici sardi

LA SIBILLA PREVEDE TEMPESTA

Ne uccide più la penna che la spada

PAROLE DI FUOCO QUALCUNO CI ASCOLTA

solidali genovesi

Una rabbia al vetriolo

Alcuni contributi sulle lotte contro il green pass

07-31 Renitente al green pass

10-10 Una prospettiva sulle mobilitazioni contro il Green Pass a Trieste

10-30 Contro il Green Pass – alcune riflessioni

11-05 Una prospettiva sulle mobilitazioni contro il Green Pass a Trieste parte seconda

dopo il divieto di manifestare a Trieste

06 Tesi-sul-Covid-1984

Sull attacco alla cgil

Il cineforum del venerdì

no green pass

VIRULENZE – paziente 1

VIRULENZE – paziente 0

Rilasciati/e i compagni e le compagne arrestate a Bologna

Apprendiamo che tutt* i/le compagni/e imprigionati per l’operazione ritrovo sono stati/e scarcerati/e. Le accuse riguardanti il 270bis sono cadute. Per Stefania,Duccio, Elena, Guido, Martina e Ottavia rimane l’obbligo di dimora con rientro notturno.

Solidarietà agli arrestati di bologna

DA BOLOGNA RICOMINCIA IL RITORNO ALLA “NORMALITÀ”?

 

La “Fase 2” vera è propria è cominciata. Finalmente dopo mesi di clausura, controlli, caccia all’untore, infami alle finestre (con accanto il tricolore), ci si può muovere senza più autocertificare niente.

Insomma, per i più ottimisti, siamo ad un passo dal “ritorno alla normalità”!

Ma la vera domanda è: – ma ci torneremo davvero alla normalità preCovid? Perché, oltre al fatto che già quella aveva parecchi aspetti inquietanti, la “normalità” di prima sarà aumentata da droni, controlli, smart-working, app, delatori, guerra fra poveri e tutto il resto, che la gestione dell’emergenza Covid lascerà in eredità.

In questi giorni ne abbiamo avuto il primo assaggio: l’operazione dei ROS di Bologna che ha portato in carcere 7 compagni e compagne, oltre ad altri/e 5 con obbligo di dimora e firme giornaliere. La motivazione degli arresti è la classica, 270 bis, reato associativo schifoso usato da decenni per appioppare anni di galera. L’unica vera differenza, forse proprio dovuta al fatto di vivere nel “Post-Covid”, è l’arroganza del palesare le motivazioni da parte dei ROS con questa dichiarazione: “L’intervento della magistratura e dei Carabinieri assume una strategica valenza preventiva per evitare che in eventuali ulteriori momenti di tensione sociale, scaturibili dalla pandemia per il Coronavirus, possano insediarsi altri momenti di più generale “campagna di lotta antistato” oggetto del programma criminoso di matrice anarchica.”

Leggendo queste parole si evince come alle Forze dell’Ordine non serva più nemmeno nascondersi dietro al dito della democrazia, possono benissimo palesare arresti preventivi, basati sulle idee (cosiddetti reati d’opinione) come in una qualsiasi dittatura. E tutto questo col plauso dei benpensanti cittadini dal cervello svuotato da tanto internet e tv, rinchiusi in casa senza parlare “realmente” con nessuno per mesi.

Certo, queste cose succedevano anche nel Pre-Covid, ma la sfrontatezza del potere è cambiata di molto.

Le motivazioni che portavano a vedere la democrazia come forma di potere non così diversa dalla dittatura, bensì complementare ad essa, sono ancor più sotto gli occhi di tutti. Infatti, dalla democrazia parlamentare alla dittatura dei camici bianchi il passo è stato davvero rapido!

La vera sfida da affrontare, come anarchic* e rivoluzionar*, sarà proprio quella di dover combattere lo stesso schifo di sistema Pre-Covid con tutti i mezzi tecnologici che sono stati sperimentati durante l’emergenza Covid (d’altronde erano anni che venivano scritti manifesti, fatte azioni, contro 5g, tecnologie varie, robotizzazione dell’esistente, droni e controllo). Anche se ce l’eravamo immaginato, forse ai più sembrava pura fantasia. Ora come ora, il fatto che questo sia realtà è sempre più palese: quindi non sarebbe male che per una volta i timori degli sbirri si avverassero!

Il fatto che la notte dopo gli arresti alcune centraline internet a Rovereto siano state danneggiate lasciando senza rete migliaia di persone ci mostra già un punto di partenza: l’attacco!

Tornando ai compagni e alle compagne arrestati/e a Bologna, non possiamo che esprimere la nostra più profonda solidarietà e vicinanza. Riprendendo un motto letto su uno striscione fuori da un tribunale durante un altro processo per associazione sovversiva: “Se sono innocenti hanno tutta la nostra solidarietà, se colpevoli ancora di più”.

Elena, Guido, Zipeppe, Stefi, Nicole, Duccio, Leo, Otta, Angelo, Martino, Tommi ed Emma LIBER* SUBITO!

Fuoco allo Stato e alle carceri!

Per l’anarchia

 

Centro di documentazione anarchico l’”Arrotino”

 

Arresti a Bologna

L’ennesima ondata repressiva che si è scatenata lo scorso 13 maggio ha portato in carcere 7 compagni, e altri 5 hanno l’obbligo di dimora

I compagni arrestati sono 7, Elena, Guido, Zipeppe, Leo, Nicole, Stefy e Duccio.
Altri 5 compagni hanno l’obbligo di dimora a Bologna.

I compagni e le compagne sono accusati di 270 bis, associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico. Altri reati contestati sono il 414cp (istigazione a delinquere), 639cp (deturpamento e imbrattamento), 635 cp (danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità), e ad una solo persona incendio.
libere tutte e tutti
fuoco alle galere

Qui sotto gli indirizzi per mandare solidarietà

Elena Riva e Nicole Savoia
Str. delle Novate 65
29122 Piacenza

Duccio Cenni e Guido Paoletti
Via Arginone 327
44122 Ferrara

Giuseppe Caprioli e Leonardo Neri
Strada Casale 50/A San Michele
15122 Alessandria

Stefania Carolei
Via Gravellona 240
27029 Vigevano (PV)

Qua invece qualche scritto in solidarietà:

05-13 Ritorno alla normalità

05-14 Bologna solidarietà

05-16 Genova-solidarietà ai bolognesi 

05-17 Potrebbe colpire chiunque

Alcuni blog interessanti

Qui sotto una lista di blog, alcuni nati in questi mesi di pandemia, altri già presenti da prima, dove trovare spunti, riflessioni, aggiornamenti, a partire da questi tempi di pandemia.

https://lanavedeifolli.noblogs.org/

https://frecciaspezzata.noblogs.org/

https://ilrovescio.info/

Spread the fire

 

Lettera di un anarchico ad un democratico in tempo di epidemia

Questo scritto sarà polemico, certo, ma vorrei non sembrasse uno sguardo giudicante, né tantomeno la sentenza di chi ha la verità in tasca. E per quanto una parte di ostilità vi sarà inevitabilmente contenuta, vorrei che questa ostilità, questo conflitto tra idee e pratiche diverse, venissero colti, per una volta, come una critica costruttiva e, in un certo senso, fraterna. Questo è lo scritto di un anarchico, che rifiuta lo stato, la religione, l’autorità e tutto il resto: se siete arrivati a leggere fino a qua so di non aver bisogno di spiegarmi meglio. Ed è uno scritto, questo, rivolto a chi, da democratico convinto, si ritiene erede della lunga tradizione della cosiddetta sinistra italiana, o almeno di buona parte di essa. Vorrei quindi che queste poche righe venissero lette come una lettera a dei lontani cugini, con cui, per fondati ed insanabili contrasti, da tanto tempo non si hanno contatti. Con cui tuttavia, che piaccia o no, un legame di parentela lo si condivide inevitabilmente. Siete gli eredi di Mazzini e di Garibaldi, dei repubblicani e dei socialisti che a fine ‘800 e inizio ‘900 scendevano in piazza, lottavano e morivano insieme agli anarchici. Avete combattuto con ogni mezzo contro la monarchia sabauda e lo stato borghese, avete sobillato sommosse e compiuto attentati. Poi avete ottenuto il potere e le cose sono cambiate ma, in fondo, credo, avete ancora quel sangue nelle vene.

Quindi, dopo questa sfacciata captatio benevolentiae, veniamo all’argomento della lettera: il virus. O meglio, ciò che sul piano politico è successo in queste settimane a causa dell’epidemia. Ed essendo anarchico ho in mente un piano politico piuttosto ampio: il personale è politico, il politico è personale. In questo mese vi ho visti cambiare, ho visto succedere cose che non pensavo potessero accadere così in fretta. Certo, erano tendenze che il movimento anarchico paventava da anni, ma non credevo che si potessero sviluppare così in fretta.

Ho visto la vostra ideale democrazia parlamentare, la “costituzione più avanzata del mondo”, evaporare da un giorno all’altro come se niente fosse. Nel giro di pochi giorni si è azzerato il dibattito parlamentare, i partiti sono spariti dalla vista e qualunque pluralità di visioni è venuta meno. Ci siamo svegliati invece con l’ennesimo uomo al comando, con decreti ministeriali a determinare ogni aspetto della vostra vita e con un’unica visione della realtà sbattuta in faccia a tutti da qualunque mezzo d’informazione. Non sto insinuando che sia una dittatura, non lo è; ma è qualcosa che, secondo me, per la vostra democrazia  è pericoloso.

Ho visto la polizia, i carabinieri, l’esercito, l’intero apparato repressivo dello stato, iniziare a chiedere conto di qualunque spostamento, di qualunque uscita di casa. Droni, elicotteri, telecamere, gli stessi cellulari e, non ultimo, il vicino di casa spione hanno creato qualcosa che non è “1984” di Orwell ma un po’ lo ricorda. Non hanno imposto il coprifuoco, sarebbe sembrato troppo oppressivo, ma in realtà ci hanno chiuso in casa fino a data da destinarsi. Insomma, da un giorno all’altro abbiamo perso il diritto di muovervi liberamente sul territorio nazionale. Di più, sono stati proibiti gli assembramenti e qualunque incontro tra estranei: in sostanza, è stato spezzato il diritto di associazione. Un tempo, quando venivate a costruire barricate insieme agli anarchici, qualcosa di molto simile a tutto ciò lo si chiamava stato d’assedio. A Milano, l’ultima volta, è finita con le cannonate del feroce monarchico Bava, vi ricordate? Stavolta no, c’è un gran silenzio.

Ho visto il tessuto sociale delle città sfaldarsi, perdere pezzi da ogni lato. Perché, mentre correvate tutti a disegnare arcobaleni e appendere tricolori, le persone hanno iniziato a guardarsi in tralice, a controllare se il vicino usciva per una corsa o andava una volta di troppo a fare la spesa. Il clima di sospetto è cresciuto, alimentato da comprensibili paure, e ha avvolti tutti come una nebbia fetida. L’intolleranza, l’intransigenza, il desiderio di disciplina imposta con le buone o con le cattive ha pervaso quel poco di rapporti interpersonali, per lo più telematici, che rimanevano. Ho visto la gente cercare dei capri espiatori, il governo fornirglieli, e tutti insieme sbranarli. Non è stato un bello spettacolo. Tra l’altro, questa fissazione del tricolore di fronte a un’epidemia mondiale la trovo quasi un insulto, sinceramente. C’è stato un tempo in cui siete stati internazionalisti…

Ho visto i costi sociali di questa quarantena, di questo blocco totale, venir completamente messi da parte. “State a casa” ha detto il governo, e tutti hanno ubbidito. Ma, intanto, gli operai al lavoro senza garanzie ci dovevano andare, pazienza. Qualcuno una casa dove stare non l’aveva, pazienza. Qualcuno uno stipendio per mantenersi senza i consueti espedienti non l’aveva, pazienza. Qualcuno i documenti regolari per accedere alle cure mediche non li aveva, pazienza. Qualcuno la solidità psicologica per rimanere in casa non l’aveva, pazienza. Qualunque situazione di fragilità sociale, economica, personale è stata ignorata. Se escludiamo una mezza marcia indietro di fronte alla reazione decisa dei sindacati, comunque poi aggirata, ci siamo trovati con una gestione che definire classista è poco. In fondo, riassumendo tutte queste “sviste”, si perviene ad una facile conclusione: le relazioni sociali, finanche gli esseri umani sono sacrificabili; l’economia, il profitto invece no. Non c’è poi tanto da stupirsi, questa è sempre stata la realtà del capitalismo. C’è stato un tempo in cui avete fondato leghe, cooperative, associazioni di mutuo soccorso…

Ho visto persone stimatissime spegnere il cervello, decidere coscientemente di non mettere in discussione nulla e affidarsi in tutto e per tutto alle decisioni governative. Ho visto chi tentava di esprimere un pur parziale dissenso venir accusato di follia, tradimento, disumanità, egoismo. Tra l’altro, l’egoismo non è una brutta cosa: è il riconoscere la propria importanza e il proprio intangibile diritto  Ho visto persone fare a gara nel mortificarsi, nell’annullare la propria vita sociale e ogni contatto umano, quasi che soffrire di più, sempre di più, potesse far passare più in fretta l’epidemia. Retaggio cattolico? L’odore stantio in effetti è quello. E infatti nel frattempo le uniche manifestazioni pubbliche delle vostre autorità governative sono state benedizioni di statue, processioni con spade miracolose e preghiere in diretta televisiva o streaming. E dire che, un tempo, avete assaltato le mura di Roma con il colpo in canna, per togliere a un papa l’influenza che non doveva avere.

Insomma, ho visto i fatti prendere una piega che non mi è piaciuta, come credo che non piaccia a molti di voi, e troppo poche voci alzarsi per protestare. Mi direte di farmi gli affari miei, che tanto per chi non crede nello stato poco cambia questa ulteriore involuzione. E invece no: primo perché se nessuno vive la propria libertà, diventa difficile farlo anche per chi lo desidera. Secondo perché, ricordando come siete stati un tempo, dispiace sinceramente vedervi in questa situazione, che molto probabilmente non vi piace e, almeno istintivamente, vi puzza anche un po’. E infine mi concedo due commenti pedanti da anarchico. Primo, le situazioni di emergenza fanno quasi sempre emergere le contraddizioni di un sistema politico ed economico. Anche questa epidemia ha in un certo senso costretto lo stato a mostrare il proprio volto cupo e repressivo, spogliandosi di vari orpelli piacevoli alla vista e riducendosi alla propria essenza: repressione e difesa del sistema economico a scapito dei ceti sociali più disagiati. Secondo, tutto questo è stato accettato perché temporaneo, ma siamo sicuri che, una volta finita l’emergenza, lo stato ripiegherà in buon ordine tornando allo status quo ante? O piuttosto non ne approfitterà per lasciare qualche silenzioso e poco appariscente tentacolo stretto attorno al collo di tutti noi? Chissà, magari una app che registri gli spostamenti di tutti, o il bisogno di un bel permesso per muoversi da una città all’altra…

Concludo, scusandomi se è sembrato che mi sia assiso in cattedra e augurandomi di incontrarvi presto sulle strade, magari pronti a evitare una pattuglia, liberi e a testa alta, come un tempo siete stati.

Con affetto, per l’anarchia.

COMBATTI IL POLIZIA VIRUS

SU CORONAVIRUS E DINTORNI

03-12 Il virus degli ogm nel salto di specie

03-14 L’insurrezione ai tempi del corona vairus

03-14 L’insurrezione ai tempi del corona vairus.docx

03-14 Per immunizzarci dal gregge

03-14 Per immunizzarci dal gregge

03-15 Cile – Una prospettiva anarchica sulla pandemia da Coronavirus

03-15 Incatenati alla corona

03-16 La viralità del decoro

03-16 La viralità del decoro.docx

03-18 La repressione è il nostro vaccino

03-19 Ai morti di Modena e ai suoi rivoltosi – uno scritto dal carcere

03-21 Ricette per il caos

03-24 Note epidermiche

03-26 Il colera avanza

03-26 La critica ai tempi del coronavirus

03-26 Mobilitazione totale

03-27 Covid19 e Stato totale-prospettive da sud

03-28 In ostaggio

03-28 Non tutto può essere militarizzato

03-28 Note-sparse-sul-morbo-che-infuria

03-29 Utopia della città perfettamente governata

03-31 Contributo su repressione e tecnologia

04-01 Spoleto – …per un vero sciopero generale!

04-02 A maggio fa ciò che ti piace

04-02 Il futuro non è scritto – un contributo sui possibili sviluppi della situazione attuale

04-02 La vita al bivio

04-03 Proposta per un 25 aprile che sia liberazione

04-03 Sulle rivolte di marzo

04-04 Primavera silenziosa

04-04 Sopravvivere al virus una guida anarchica

04-05 La civiltà del Contagio

04-08Genova – A proposito di pandemia e normalità

Venerdì 14 febbraio 2020

VENERDI’ 20 GENNAIO

In merito a qualche pugno arrivato in faccia a Zamperini

QUANDO A LECCO QUALCHE PUGNO

ARRIVA IN FACCIA AL FASCISTA…

In questi giorni i quotidiani locali riportano la notizia di alcuni pugni in faccia presi in un bar dal politicante fascista di Fratelli d’Italia Giacomo Zamperini.

Che bello! Ogni tanto qualcuno rimanda al mittente la violenza che emerge in ogni discorso di questo putrido elemento politico locale.

Non possiamo non pensare a tutte le campagne razziste portate avanti da Zamperini, complice del clima d’odio e di guerra fra poveri che ci circonda. E portare avanti certe istanze rende complici di tutto ciò che poi si verifica. Gente di questo calibro è responsabile di migliaia di morti nel Mediterraneo o alle frontiere, uccisioni indiscriminate che meritano vendetta.

E se questi politicanti svolgono campagne di odio indiscriminato contro chi ritengono diverso e inferiore a loro (che siano immigrati, poveri, omosessuali o altro), un pugno in faccia diretto alla persona giusta è il minimo che si possa fare. Chi utilizza la violenza delle parole e del potere non può che aspettarsi che questa, ogni tanto, gli ritorni indietro.

Ricordiamo le parole di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che incitavano ad affondare le navi che salvano migliaia di vite ogni anno.

Ricordiamo il saluto romano fatto da Zamperini durante la commemorazione dei vili repubblichini fucilati allo stadio di Lecco. Ricordiamo anche la sua assidua presenza a manifestazioni contro l’autodeterminazione dei corpi, tanto contro l’aborto quanto contro l’eutanasia.

Ricordiamo il fascismo e cosa fece: milioni di morti, guerra, deportazioni.

Ricordiamo la lotta partigiana, che non si è certo liberata del nazi-fascismo senza l’uso della violenza.

Per questo non può che farci piacere sapere che personaggi come lui da oggi possano avere più paura ad andare in giro. Perché sulla strada, nei bar, al supermercato, c’è sempre il rischio che qualcuno ti mandi il conto dell’odio che fomenti!

E anche se non sappiamo e non vogliamo sapere chi sia stato, mandiamo “all’aggressore” la nostra più viva solidarietà e complicità.

P.S. si legge nelle pagine dei giornali che il caro Riccardo De Corato, un altro che in merito a mani sporche di sangue sa il fatto suo, rivela che l’assalitore sarebbe un “capo degli anarchici di Lecco”. Vogliamo semplicemente ricordare che gli anarchici non hanno capi! Se in questo mondo autoritario qualcuno necessita di gerarchia, disciplina e ordine, gli anarchici non sono tra quelli…la storia anarchica insegna! Forse sarebbe pretendere troppo pensare che sappia cosa dice?

 

Anarchiche e anarchici lecchesi (senza capi!)

un pugno in faccia

24 DICEMBRE ALL’ARROTINO!!!

VINCE E’ STATO LIBERATO!!!

Vince è stato liberato!

Nell’udienza di questa mattina i giudici hanno deciso di scarcerarlo per un vizio di procedura formale. In attesa di ulteriori aggiornamenti sul proseguo della vicenda, ci godiamo la vittoria di una battaglia! E la riconquista della libertà!

Vince libero!!Tutte e tutti liberi!
Contro la criminalizzazione delle lotte, ora e sempre Resistenza!

VINCE LIBERO!

Giovedì 7 novembre all’arrotino

MERCOLEDI’ 23 OTTOBRE

MILANO 23 OTTOBRE PRESIDIO ORE 14 AL CONSOLATO FRANCESE IN VIA MANGILI 1 IN SOLIDARIETA’ A VINCE

Il 24 ottobre ci sarà l’udienza a Rennes per decidere sulla validità del Mandato di Arresto Europeo emesso dall’Italia nei confronti di Vince.

 

GIOVEDI’ 24 OTTOBRE ALL’ARROTINO

giovedì 3 ottobre

SERATA BENEFIT PER VINCE

CORTEO 25 SETTEMBRE

Solidarietà a Vince

Lo scorso 8 agosto, dopo una latitanza durata oltre 7 anni, è stato arrestato in Francia il compagno anarchico Vincenzo Vecchi. In seguito alla condanna a 11 anni e mezzo per “devastazione e saccheggio” per i fatti del G8 di Genova, Vince era infatti diventato irreperibile per lo Stato.

Una scelta ardua e coraggiosa, coerente con ciò che lui stesso dichiarò nell’aula di tribunale prima della sentenza: “…in quanto anarchico, ritengo i concetti borghesi di colpevolezza o innocenza totalmente privi di significato”. Quindi, una volta condannato definitivamente, ha deciso di partire, di non farsi acciuffare dai tanti apparati polizieschi che lo Stato gli ha sguinzagliato dietro.

Anni di clandestinità non devono essere stati facili, ma il modo in cui Vince ha affrontato la pena che lo Stato gli ha inflitto ci ha fatto sentire realmente complici con lui per la sua scelta.

Purtroppo il lavoro di Digos, Ucigos e tante altre merde ha portato alla sua cattura ed ora è prigioniero nel carcere di Rennes, in attesa della richiesta di estradizione in Italia dove dovrebbe scontare la condanna per la rivolta di Genova.

Spesso sentiamo scandire nei cortei “il nostro amore per la libertà è più forte di ogni autorità” ed è proprio questo amore che deve aver spinto alla scelta della latitanza. L’idea che ora il nostro compagno sia rinchiuso fra le quattro mura di un carcere ci colpisce al cuore, ma non ci abbatte; getta anzi benzina sul fuoco della lotta contro questo sistema.

Durante questi sette anni la forza della scelta radicale fatta da Vince ha dato alle lotte è stata fondamentale per alcuni e il fatto che lo Stato abbia faticato così tanto per riuscire a mettergli le catene rafforza l’immagine di un potere non sempre invincibile. La rabbia che percorre le nostre vene è tanta, ma questa rabbia non potrà che scatenarsi contro il potere e i suoi apparati, con sempre più vigore.

Quelle di Genova sono state giornate di lotta, di guerra al capitalismo, di rivolta contro l’esistente. Non possiamo quindi che riportare le parole dette da Vince nelle aule di tribunale: “Mi sono sempre assunto la piena responsabilità e le eventuali conseguenze delle mie azioni, compresa la mia presenza nella giornata di mobilitazione contro il G8 del 20 luglio 2001, anzi sono onorato di aver partecipato da uomo libero ad un’azione radicale collettiva, senza nessuna struttura egemone al di sopra di me.”

Vogliamo esprimere massima solidarietà a Vince, con la voglia di rivederlo al più presto al nostro fianco nella lotta per l’abbattimento di questo sistema.

Vince libero! Juan libero!

Morte allo Stato! Per l’anarchia!

 

Centro di documentazione anarchico “L’arrotino” di Lecco

VINCE LIBERO!

Ci teniamo, dopo il suo arresto avvenuto pochi giorni fa, a riportare la dichiarazione letta in aula da Vince durante il processo per i fatti di Genova 2001.

DEVASTATORE E SACCHEGGIATORE È LO STATO

Innanzitutto vorrei fare una breve premessa: in quanto anarchico, ritengo i concetti borghesi di colpevolezza o innocenza totalmente privi di significato. La decisione di voler dibattere in un processo di “azioni criminose” che si vogliono imputare a me e ad altre persone, e soprattutto l’esprimere qui le idee che caratterizzano il mio modo di essere e di percepire le cose, potrebbe essere oggetto di valutazioni sbagliate: è necessario quindi precisare da parte mia che lo spirito con cui rilascio questa dichiarazione, dopo anni di spettacolarizzazione mediatica dei fatti di cui si dibatte qui dentro, è quello in cui anche la voce di qualche imputato si faccia sentire. Con questo breve intervento comunque non cerco né scappatoie né giustificazioni: per me sarebbe assurdo anche il fatto che la corte decida che sia legittimo rivoltarsi non spetta ad essa. Rileggere dei fatti accaduti sotto una certa ottica, con un certo tipo di linguaggio (quelli della burocrazia dei tribunali per intenderci) non equivale solo a considerarli parzialmente, ma significa distorcerne la portata, la loro collocazione storica, sociale e politica, significa stravolgerli completamente da tutto il contesto in cui si sono verificati Quello che mi si contesta in questo processo, il reato di devastazione e saccheggio, implica secondo il linguaggio del codice penale che “una pluralità di persone si impossessa indiscriminatamente di una quantità considerevole di oggetti per portare la devastazione”: per questo tipo di reati si chiedono condanne molto alte, e questo nonostante non si tratti di azioni particolarmente odiose o crimini efferati. Mi sono sempre assunto la piena responsabilità e le eventuali conseguenze delle mie azioni, compresa la mia presenza nella giornata di mobilitazione contro il g8 del 20 luglio 2001, anzi sono onorato di aver partecipato da uomo libero ad un’azione radicale collettiva, senza nessuna struttura egemone al di sopra di me. E non ero solo, con me c’erano centinaia di migliaia di persone, ognuno che con i propri poveri mezzi, si è adoperato per opporsi a un ordinamento mondiale basato sull’ economia capitalista, che oggi si definisce neoliberista…la famigerata globalizzazione economica, che si erge sulla fame di miliardi di persone, avvelena il pianeta, spinge le masse all’ esilio per poi deportarle ed incarcerarle, inventa guerre, massacra intere popolazioni: questo è ciò che definisco devastazione e saccheggio. Con quell’enorme esperimento a cielo aperto fatto su Genova (nei mesi precedenti e nelle giornate in cui si tenne quella kermesse di devastatori e saccheggiatori di livello planetario) che qualche ritardatario si ostina ancora a chiamare gestione della piazza, è stato posto uno spartiacque temporale: da Genova in poi niente più sarebbe stato come prima, né nelle piazze né tanto meno nei processi a seguito di eventuali disordini. Si apre la strada con sentenze di questo tipo ad un modus operandi che diventerà prassi naturale in casi simili, cioè colpire nel mucchio dei manifestanti per intimorire chiunque si azzardi a partecipare cortei, marce, dimostrazioni… non credo sia fuori luogo parlare di misure preventive di terrorismo psicologico. Non starò qui a dibattere invece sul concetto di violenza, su chi la perpetra e su chi da essa si deve difendere e via dicendo: questo non per assumere atteggiamenti ambigui riguardo l’ utilizzo o meno di certi mezzi nella lotta di classe, ma perché reputo questa sede non adatta per affrontare un dibattito che è patrimonio del movimento antagonista al quale appartengo. Due parole in merito al processo alle forze di polizia. Si prova con il processo alle cosiddette forze dell’ordine a dare un senso di equità…i pubblici ministeri hanno voluto paragonare ad una guerra fra bande le violenze tra polizia e manifestanti: senza troppi giri di parole dico solo che io non mi sognerei mai di infierire vigliaccamente su persone ammanettate, inginocchiate, denudate, o in palese atteggiamento inoffensivo col preciso intento di umiliare nel corpo e nella mente… Sono ormai abituato a sentirmi paragonare a provocatore, infiltrato ecc ed è dura, ma essere paragonato ad un torturatore in divisa no… questa affermazione è a dir poco rivoltante! È degna di chi l’ha formulata. E poi allestire un processo a poliziotti e carabinieri, giusto per ricordare che siamo in democrazia significa ridurre il tutto ad un pugno di svitati violenti da una parte, e dall’altra a casi di eccessivo zelo nell’applicazione del codice. Questo, oltre ad essere sinonimo di miseria intellettuale, indica la debolezza delle ragioni per cui sprecarsi al fine di preservare l’attuale ordinamento sociale. Dal mio punto di vista processare la polizia parallelamente ai manifestanti significa investire le cosiddette forze dell’ordine di un ruolo troppo importante nella vicenda; significa togliere importanza ai gesti compiuti dalla gente che è scesa in strada per esprimere ciò che pensa di questa società, relegando tutti quanti nel proprio ruolo storico di vittime di un potere onnipotente. Carlo Giuliani, così come tanti altri miei compagni, ha perso la vita per aver espresso tutto ciò col coraggio e con la dignità che contraddistingue da sempre i non sottomessi a questo stato di cose e finché i rapporti tra le persone saranno regolati da organi esterni rappresentanti di una stretta minoranza sociale, non sarà l’ultimo. E siccome sono disilluso ed attribuisco il giusto significato al termine democrazia, l’idea che un rappresentante dell’ordine costituito venga processato per aver compiuto il proprio dovere mi fa sinceramente sorridere. Lo stato processa lo stato direbbe qualcuno a ragione. Sicuramente ci saranno delle condanne e non le vivrò di certo come segnale di indulgenza o di accanimento nei nostri confronti da parte della corte. Esse andranno valutate, in qualsiasi caso, come un attacco a tutti coloro che in un modo o nell’altro avranno sempre da mettere in gioco la propria esistenza al fine di stravolgere l’esistente nel migliore dei modi possibile.

Vincenzo Vecchi

CONCERTO 5 LUGLIO A LECCO

Giovedì 9 maggio all’arrotino

CENA + PROIEZIONE

DALLE 19:30 cena benefit arrotino

DALLE 21:00 (puntuali) proiezione di “STANDARD OPERATION PROCEDURE” e discussione.

Presso il centro di documentazione anarchico l'”Arrotino” via primo maggio 24c Lecco

Venerdì 5 aprile all’Arrotino

Cineforum giovedì 28 marzo all’Arrotino

domenica 24 marzo all’Arrotino

Venerdì 8 marzo all’Arrotino

Venerdì 1 marzo all’Arrotino

Solidarietà all’Asilo di Torino da Lecco

Da Lecco vogliamo esprimere vicinanza e solidarietà a* compagn* dell’Asilo occupato di Torino e a* arrestat* per associazione sovversiva dei giorni scorsi.

Questa azione repressiva è un ulteriore tassello dell’agire quotidiano dello Stato, che per sua natura attacca chi lotta per distruggerlo; non è la prima e non sarà l’ultima. Forti di questa consapevolezza, riteniamo che ogni volta valga la pena riaffermare con forza – a parole e con i fatti – che tutt* siamo colpit* e nessuno ha intenzione di fare un passo indietro.

La nostra complicità va anche a tutt* quell* che – a Torino e non solo – hanno dato una risposta, dimostrando che ci vuol ben altro per spegnere le fiamme di rivolta.

PER L’ANARCHIA, CON IL COLTELLO TRA I DENTI!

Brickoncelle e Brickoncelli

Cena benefit venerdì 8 febbraio all’arrotino

Cena all’arrotino venerdì sera 8 febbraio dalle 20.

Dopo lo sgombero di Villa Brick Anarchica di settimana scorsa, rilanciamo le cene al Centro di documentazione anarchico “L’Arrotino”, organizzate da alcuni mesi in risposta all’accusa di stampa clandestina nei confronti di un compagno l’estate scorsa.

Resta sicuramente in tema il fatto che, durante lo sgombero di Villa Brick, siano stati sequestrati una cinquantina di libri, alcuni manifesti e un PC, il tutto motivato dal fatto che sarebbero “oggetti costituenti reato di invasione di terreni o edifici”. Le cose a cui erano più interessati gli sbirri sono state le parole sui libri, pertanto hanno sequestrato riviste come “I giorni e le notti”, “Nunatak”, “Negazine”, “Crocenera”, libri come “G.A.R.I. 1974”, “La salute è in voi”, “Senza misure” e molto altro ancora. Ed erano incuriositi anche dai manifesti, tant’è che hanno sequestrato più copie di quello che indiceva il dibattito su Fiocchi Munizioni SpA.

Villa Brick ha costituito un’esperienza importante, ritrovarci a cena e fare due chiacchiere informali a partire dallo sgombero e dall’importanza dei libri ci sembra una buona idea.

Anarchiche ed anarchici

Villa Brick continua

Venerdì sera all’arrotino

Dato lo sgombero di Villa Brick Anarchica, la serate prevista di discussione sulla Fiocchi munizioni si svolgerà al centro di documentazione anarchico “l’arrotino”, via primo maggio 24c, rione malavedo, Lecco.

Non sarà certo uno sgombero a fermare iniziative, dibattiti e momenti di incontro.

dalle 19:30 cena

dalle 20:45 discussione su Fiocchi munizione SpA

Brickoncelle e Brickoncelli

Venerdì 1 febbraio in Villa Brick

Sabato 26 gennaio a Villa Brick Anarchica

lunedì 14 gennaio a Villa Brick

venerdì 11 gennaio in Villa Brick

Settimana a Villa Brick

26 e 28 dicembre in Villa Brick

SETTIMANA ANTI NATALIZIA

SETTIMANA ANTISECURITARIA

NASCE VILLA BRICK ANARCHICA

Iniziativa giovedì 6 dicembre a Villa Brick Anarchica

NASCE UN NUOVO POSTO OCCUPATO A LECCO

Terminata la 3 giorni dell’editoria anarchica a Lecco, alcune anarchiche e alcuni anarchici hanno deciso di continuare a voler far vivere queste quattro mura.

Per questo Villa Brick Anarchica continuerà a proporre iniziative in un posto occupato a Lecco.

La voglia di cambiare la quotidianità, di creare un angolo fuorilegge nell’oppressione autoritaria che pesa ogni giorno di più, ci porta a tenere un posto liberato in città

Passa a trovarci quando vuoi!

Se vuoi fermarti per la notte porta sacco a pelo e materassino.

Naturalmente questo spazio è chiuso a razzisti, fascisti, machisti… anzi …nasce anche per combatterli meglio!

 

GIOVEDÌ 29 NOVEMBRE

DALLE 19:30 CENA BENEFIT E A SEGUIRE PROIEZIONE DE “IPERCONNESSI”, UN’INCHIESTA SUI CAMBIAMENTI DELLE CAPACITÀ MENTALI A CAUSA DELL’UTILIZZO DI SMARTPHONE, INTERNET E PC IN MANIERA SEMPRE PIÙ OSSESSIVA COMPULSIVA.

 

SABATO 1 DICEMBRE CENA BENEFIT E SERATA MUSICALE

Per arrivare a Villa Brick posteggiare intorno a viale Turati, poi, a piedi, arrivare alla chiesa, svoltare a sinistra e subito a destra in via Vittorio Veneto. Seguire la stradina fino a quando si trova una scala sulla sinistra. Oltrepassate la ferrovia e siete arrivati!!!

EDITORIA ANARCHICA 24-25-26 NOVEMBRE 2018 A LECCO

editoria anarchica def

SE ANCHE LA STAMPA E’ CLANDESTINA

SE ANCHE LA STAMPA È CLANDESTINA…

Il 7 luglio scorso un compagno viene fermato da alcuni agenti della Polizia Ferroviaria in stazione a Lecco.  In seguito ad una perquisizione personale e all’ispezione di libri e opuscoli che porta con sé, gli agenti decidono di perquisire la casa dove il compagno sta abitando e quella dei genitori, usando come pretesto il ritrovamento, tra i suddetti volumi, de “La salute è in voi”, manuale pratico per amanti dell’azione diretta edito nel 1906 e ristampato di recente da alcuni compagni.

Alla fine delle perquisizioni altro materiale cartaceo di stampo anarchico viene sequestrato, in quanto stampato clandestinamente, e il compagno viene denunciato per “stampa clandestina”. A tale accusa si aggiunge quella di “vilipendio alle forze armate”, a causa di un manifesto in cui, all’interno di una proposta di dibattito, venivano espressamente attaccati gli Alpini.

 

Questa vicenda, purtroppo non isolata nel suo genere, offre diversi spunti di riflessione.

Innanzitutto rispolvera, tra le frecce all’arco della repressione, l’accusa di stampa clandestina. Se, da un lato, è superfluo rivendicare la stampa e la diffusione di materiale al di fuori delle regole imposte dal mercato (e dallo stato), dall’altro può essere utile soffermarsi un attimo sulle potenzialità di questo strumento repressivo.

In ogni centro di documentazione o posto occupato, infatti, ci sono decine di testi stampati in maniera “libera”, senza autorizzazioni né diritti d’autore; tutto materiale che, potenzialmente, potrebbe finire sequestrato negli sgabuzzini delle questure.

 

Come porsi di fronte a questa eventualità?

Senza nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi di una legalizzazione che, se possibile, permetterebbe di continuare a far circolare libri e opuscoli senza paura di conseguenze legali, una possibilità di risposta preventiva ad eventuali crociate repressive all’insegna della stampa clandestina potrebbe essere l’avvio di un dibattito sul significato dell’editoria “libera”, sulle sue potenzialità, sulle sue prospettive e sull’analisi delle sue difficoltà.

 

Anche l’accusa di “vilipendio alle forze armate” merita un cenno.

Non certo per la questione penale in sé, che è minima, ma piuttosto per una riflessione interna fra compagne/i. Attaccare direttamente le forze armate, nel modo che si ritiene più adeguato, secondo noi dovrebbe essere una buona abitudine da non perdere. Soprattutto dal momento che alcune di queste forze armate, come gli Alpini, si camuffano da corpi pacifici, positivi per la collettività, e grazie anche alla loro aura fintamente folkloristica fanno passare contenuti nazionalisti, razzisti e sessisti senza destare sospetti. Da qui la volontà esplicita di smascherarli, criticandoli apertamente in ogni situazione e con qualsiasi interlocutore, per squarciare quel velo di ambiguità che permette loro di avere un’agibilità incontestata.

Ben venga il vilipendio! Questo può essere un buon punto di partenza per spingere lo sguardo oltre le singole efferatezze di Alpini, polizia o carabinieri, e arrivare finalmente alle radici della questione. Ossia la necessità per lo Stato di moltiplicare i suoi apparati, con intenti repressivi o preventivi; l’esistenza delle forze armate funzionale al mantenimento dello status quo. E non di meno, soprattutto in questi tempi infausti, la spinta sempre più capillare affinché ciascun “buon cittadino” faccia proprie la delazione, la cieca obbedienza e il rispetto acritico della legge come verità assolute, tratti innegabilmente legati all’ideologia militarista.

 

Certi che queste intimidazioni non attecchiranno, serve costruire più occasioni possibili affinché le parole stampate nero su bianco squarcino il foglio ed escano allo scoperto, per esprimere una critica radicale che non sia recuperabile dal giogo democratico.

Per dar vita alla tensione contro ogni autorità, contro assassini, sgherri del potere e indifferenti sempre più complici delle atrocità di ogni giorno.

Centro di documentazione anarchico l’Arrotino

se anche la stampa è clandestina…

MARTEDI’ 29 MAGGIO ALL’ARROTINO

Lunedì 7 maggio 2018 all’arrotino

Cene dell’arrotino 2017-2018