SE ANCHE LA STAMPA E’ CLANDESTINA

SE ANCHE LA STAMPA È CLANDESTINA…

Il 7 luglio scorso un compagno viene fermato da alcuni agenti della Polizia Ferroviaria in stazione a Lecco.  In seguito ad una perquisizione personale e all’ispezione di libri e opuscoli che porta con sé, gli agenti decidono di perquisire la casa dove il compagno sta abitando e quella dei genitori, usando come pretesto il ritrovamento, tra i suddetti volumi, de “La salute è in voi”, manuale pratico per amanti dell’azione diretta edito nel 1906 e ristampato di recente da alcuni compagni.

Alla fine delle perquisizioni altro materiale cartaceo di stampo anarchico viene sequestrato, in quanto stampato clandestinamente, e il compagno viene denunciato per “stampa clandestina”. A tale accusa si aggiunge quella di “vilipendio alle forze armate”, a causa di un manifesto in cui, all’interno di una proposta di dibattito, venivano espressamente attaccati gli Alpini.

 

Questa vicenda, purtroppo non isolata nel suo genere, offre diversi spunti di riflessione.

Innanzitutto rispolvera, tra le frecce all’arco della repressione, l’accusa di stampa clandestina. Se, da un lato, è superfluo rivendicare la stampa e la diffusione di materiale al di fuori delle regole imposte dal mercato (e dallo stato), dall’altro può essere utile soffermarsi un attimo sulle potenzialità di questo strumento repressivo.

In ogni centro di documentazione o posto occupato, infatti, ci sono decine di testi stampati in maniera “libera”, senza autorizzazioni né diritti d’autore; tutto materiale che, potenzialmente, potrebbe finire sequestrato negli sgabuzzini delle questure.

 

Come porsi di fronte a questa eventualità?

Senza nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi di una legalizzazione che, se possibile, permetterebbe di continuare a far circolare libri e opuscoli senza paura di conseguenze legali, una possibilità di risposta preventiva ad eventuali crociate repressive all’insegna della stampa clandestina potrebbe essere l’avvio di un dibattito sul significato dell’editoria “libera”, sulle sue potenzialità, sulle sue prospettive e sull’analisi delle sue difficoltà.

 

Anche l’accusa di “vilipendio alle forze armate” merita un cenno.

Non certo per la questione penale in sé, che è minima, ma piuttosto per una riflessione interna fra compagne/i. Attaccare direttamente le forze armate, nel modo che si ritiene più adeguato, secondo noi dovrebbe essere una buona abitudine da non perdere. Soprattutto dal momento che alcune di queste forze armate, come gli Alpini, si camuffano da corpi pacifici, positivi per la collettività, e grazie anche alla loro aura fintamente folkloristica fanno passare contenuti nazionalisti, razzisti e sessisti senza destare sospetti. Da qui la volontà esplicita di smascherarli, criticandoli apertamente in ogni situazione e con qualsiasi interlocutore, per squarciare quel velo di ambiguità che permette loro di avere un’agibilità incontestata.

Ben venga il vilipendio! Questo può essere un buon punto di partenza per spingere lo sguardo oltre le singole efferatezze di Alpini, polizia o carabinieri, e arrivare finalmente alle radici della questione. Ossia la necessità per lo Stato di moltiplicare i suoi apparati, con intenti repressivi o preventivi; l’esistenza delle forze armate funzionale al mantenimento dello status quo. E non di meno, soprattutto in questi tempi infausti, la spinta sempre più capillare affinché ciascun “buon cittadino” faccia proprie la delazione, la cieca obbedienza e il rispetto acritico della legge come verità assolute, tratti innegabilmente legati all’ideologia militarista.

 

Certi che queste intimidazioni non attecchiranno, serve costruire più occasioni possibili affinché le parole stampate nero su bianco squarcino il foglio ed escano allo scoperto, per esprimere una critica radicale che non sia recuperabile dal giogo democratico.

Per dar vita alla tensione contro ogni autorità, contro assassini, sgherri del potere e indifferenti sempre più complici delle atrocità di ogni giorno.

Centro di documentazione anarchico l’Arrotino

se anche la stampa è clandestina…

DOMENICA 5 FEBBRAIO ALL’ARROTINO

Giovedì 8 dicembre all’arrotino

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VENERDI’ 25 NOVEMBRE CENA BENEFIT ARROTINO

25-novembre-2016

CINEFORUM ALL’ARROTINO!!!!

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11 NOVEMBRE ALL’ARROTINO

11-novembre-2016

CINEFORUM ALL-ARROTINO

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VENERDI’ 10 GIUGNO ALL’ARROTINO

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sabato 30 aprile a LECCO

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Centro di documentazione anarchica “l’arrotino”

 Centro di documentazione anarchico

logo arrotino

Perché un centro di documentazione proprio oggi?

Che fare al suo interno e come poi utilizzare le conoscenze lì affinate?

In assenza della specifica mola, come muoversi per rendere più taglienti le nostre armi?

L’arrotino affila i coltelli, ma non li adopera in esclusiva. Senza arrotino, tutti gli utilizzatori di arnesi a lama cadrebbero in disgrazia, sprecherebbero continuamente energia senza peraltro riuscire ad ottenere il risultato perseguito.

Ma l’arrotino potrebbe mai affilare i coltelli per tenerseli esclusivamente belli pronti in vetrina? Potrebbe mai svolgere il suo mestiere senza che nessuno lo possa apprezzare e ne possa fruire?

 L’arrotino e l’utilizzatore di coltelli vanno di pari passo…l’uno necessita dell’altro.

Lo stesso si può dire di teoria e pratica della lotta.

Una senza l’altra risulta, spesso, inutile o controproducente.

PERCHE’ UN CENTRO DI DOCUMENTAZIONE?

La volontà che ci porta alla creazione di un centro di documentazione è quella di fornire uno strumento in più, ad ogni ribelle e ad ogni rivoluzionario, per affrontare il quotidiano.

Esso non può essere né il mezzo né il fine, ma si propone esclusivamente come apporto per aumentare le conoscenze individuali con l’obiettivo di essere tutti più pericolosi per il sistema ed i suoi onnipresenti tentacoli.

Le finalità del centro di documentazione non sono direttamente organizzative, nel senso che l’idea con cui si parte non è quella di trovarsi per mettere in piedi delle lotte concrete, ma piuttosto quella di “affilare le armi” della consapevolezza teorica per meglio incidere nella pratica. Questo non perché si voglia rimandare la lotta concreta ad un imprecisato futuro in cui “saremo più pronti”, ma piuttosto perché siamo convinti che teoria e prassi, in costante rapporto dialettico, vadano necessariamente affiancate ed intrecciate.

Ognuno di noi ha intenzione di rielaborare (anche) qui conoscenze e spunti di tipo teorico, continuando maggiormente altrove i propri percorsi di lotta e scostandosi dalla purtroppo consueta prassi di seguire teorie, concetti ed eventi solo per un non meglio specificato “senso di appartenenza al movimento” come un dogma a cui aderire in virtù dello schieramento scelto, senza porsi dubbi né cercare di approfondire gli argomenti.

Questo per formarsi, innanzitutto individualmente, ed interfacciarsi alle lotte in maniera più costruttiva e propositiva.

Ciò non toglie che, se da parte di qualcuno nascesse la volontà di portare avanti progettualità concrete, si potrebbero mettere a disposizione gli spazi ed i mezzi del centro di documentazione.

PERCHE’ ANARCHICO?

Anarchico perché quello verso cui tendiamo è un mondo imperniato su mutuo appoggio, cooperazione e libertà, un sistema di rapporti umani ben diversi da quelli attuali, forse utopici, sicuramente difficili da raggiungere, ma che sono imprescindibili per approdare ad una vita degna di essere vissuta nella totale soddisfazione dei propri desideri, sogni e necessità individuali.

In ogni caso una prospettiva la cui realizzazione comincia nell’oggi, in ogni comportamento, in ogni scelta, in ogni progetto.

PRESUPPOSTI/PUNTI DI PARTENZA

La scelta di costruire un centro di documentazione che sia mezzo di confronto e fucina di elaborazione di analisi teoriche muove dall’esigenza, essenzialmente individuale ed individualista ma comune a tutti, di farsi un’idea organica dell’esistente attraverso lo studio e la maturazione di chiavi di lettura solide ma dinamiche, al fine di riuscire a combatterlo nel migliore dei modi all’interno di una visione rivoluzionaria.

Tale necessità non sottende certo un disinteresse o una sottovalutazione dell’azione pratica; essa riflette piuttosto la convinzione che le lotte concrete, sempre necessarie, possano risultare efficaci ed incisive solo se suffragate da presupposti teorici di ampio respiro che minino alla base la società attuale e si pongano nell’ottica della costruzione di una realistica alternativa di vita individuale e collettiva.

Ciò risulta tanto più necessario in una situazione in cui diventa sempre più concreta la tendenza a schierarsi al fianco delle battaglie rivendicative altrui, con il rischio costante di farle proprie.

D’altra parte, in un periodo in cui la conflittualità sociale difficilmente sfocia in prassi rivoluzionarie, tutto fa brodo, e l’interessamento ai moti di indignazione e di critica rischia di trascendere la dimensione della strategia funzionale al raggiungimento di scopi ben più alti.

Detto in maniera più franca, unirsi alle lotte rivendicative rischia di non essere più una “mossa tattica” finalizzata al radicamento del conflitto ed alla costruzione di rapporti che permettano di ampliare il confronto su teorie e pratiche di stampo rivoluzionario.

In virtù di un allargamento numerico e di una fantomatica unione di intenti, può accadere che ci si appiattisca sulle rivendicazioni altrui, rivedendo al ribasso gli scopi che ci si propone ed i relativi mezzi per raggiungerli.

Contrastare tali tensioni non significa necessariamente arroccarsi sull’eremo dell’ideologia pura per il timore di “sporcarsi le mani”.

Al contrario, siamo convinti che, fatta salva la complessità della questione e l’assenza di soluzioni definitive, l’analisi delle dinamiche sociali e della loro evoluzione sia un punto di partenza necessario per un’azione pratica sinceramente rivoluzionaria.

ALCUNI PUNTI FONDAMENTALI

L’articolazione pratica del centro di documentazione si compone di diversi momenti ed obiettivi.

1) Innanzitutto risulta fondamentale valorizzare il materiale cartaceo, attraverso la sistematizzazione della biblioteca ed il suo ampliamento, ma anche attraverso la possibilità di consultare e diffondere scritti, riviste ed opuscoli di matrice critica e rivoluzionaria.

Tale proposito non deriva dalla convinzione di poter trovare nei libri le risposte al bisogno di cambiamento radicale, ma piuttosto dalla consapevolezza dell’importanza di conoscere la realtà che si vuole stravolgere e di rielaborare gli spunti già presenti in circolazione.

2) In virtù di ciò, riteniamo significativo un approfondimento delle teorie rivoluzionarie esistenti al fine di confrontarne limiti e prospettive, così da arricchire il dibattito ed alimentare una crescita individuale in merito alle possibilità ed alle pratiche rivoluzionarie nella situazione attuale.

In questo senso va anche l’intenzione di analizzare tutte quelle teorie che si pongono il problema della costruzione di una futura società liberata ed i relativi esperimenti pratici su piccola e media scala.

3) Altra opportunità importante offerta da un progetto di analisi teorica è la conoscenza della storia, con riferimento sia alla Storia (con la “s” maiuscola), quella scritta dai vincitori, sia alla storia volutamente dimenticata e distorta, quella degli ultimi e dei ribelli. Se essa, infatti, svela spesso orizzonti e prospettive altrimenti ignoti, anche la Storia può dire molto, sia attraverso una conoscenza nozionistica (comunque necessaria allo sviluppo di qualsivoglia analisi), sia per il fatto che essa stessa svela molte delle dinamiche del potere e del dominio.

È scontato, ma pur sempre da ribadire, il fatto che lo studio storico, come anche la succitata analisi di testi e teorie, non mira al reperimento di modelli di pensiero ed azione da riproporre acriticamente, ma posa piuttosto sulla convinzione che non esistano circostanze avulse dal tempo e dallo spazio e che la realtà sia continuamente in fieri, da che deriva la necessità di conoscere il passato per interpretare il presente.

4) Proprio per questi motivi, altra prerogativa essenziale è l’analisi dei cambiamenti sociali. Riteniamo infatti che le recenti e continue evoluzioni in alcuni settori cruciali dell’esistente rappresentino sì una continuità interna al sistema, ma siamo tuttavia convinti che esse delineino scenari meritevoli di una disamina accurata, per la quale tra l’altro si rende necessaria una significativa messa in discussione dei concetti e delle chiavi interpretative classiche del “movimento rivoluzionario”.

ULTERIORI SPUNTI D’ANALISI

Un progetto di approfondimento teorico, oltre agli obiettivi direttamente perseguiti, offre diverse potenzialità, delle “esternalità positive” che possono arricchire il percorso di crescita individuale e collettiva che il centro di documentazione si propone.

1) Il recupero dell’autoformazione, nella doppia accezione di ricerca individuale e di confronto tra affini. Tale opportunità, oltre ad avere un valore in sé, permette di sperimentare una pratica di mutuo arricchimento puramente orizzontale, alternativo all’impostazione didattica istituzionale, incentrata sulla gerarchia e sulla rigidità dei ruoli.

2) L’appropriazione e l’utilizzo di un linguaggio articolato, che meglio risponda alle esigenze di decodifica della complessità del reale. Se infatti il linguaggio nasce come compromesso necessario a ciascuno per interpretare la realtà ed interagire con essa, è vero che solo quando se ne ha una buona conoscenza ed una dimestichezza di utilizzo si può pensare di addentrarsi nell’analisi dell’intima natura del mondo in cui siamo immersi.

3) La valorizzazione della dimensione qualitativa della conoscenza, ossia l’approfondimento il più possibile ampio ed articolato delle questioni affrontate. Ciò risulta tanto più significativo nell’era del “sapere in pillole”, in cui le riflessioni tendono ad una sempre maggiore superficialità e si espande la diffusione del vuoto nozionismo telematico.

Anche dal punto di vista della comunicazione, si vuole ribadire la validità del confronto umano diretto rispetto agli scambi, per natura poveri e mediati, propri dei mezzi tecnologici.

STERILE AGGREGAZIONE O SANA CONDIVISIONE?

La decisione di costruire un progetto che sviluppi degli approfondimenti teorici in un luogo aperto, andando oltre il pur sempre necessario momento dello studio individuale, nasce dalla convinzione che l’analisi e la crescita passano anche attraverso il confronto.

Per questo la volontà comune è quella di organizzare, all’interno del centro di documentazione, iniziative diverse che abbiano in comune la tensione a scambiare in maniera reciproca conoscenze e punti di vista.

Cineforum, presentazioni di libri ed opuscoli, letture, dibattiti su argomenti scelti e preparati sono solo alcuni dei momenti possibili in cui ognuno può avere modo di confrontarsi con gli altri e di cogliere stimoli per una maturazione individuale.

IL TUTTO PER…

Ragionando in un’ottica di medio periodo, la volontà forte è quella di occuparsi di argomenti specifici cercando di farne un’analisi il più possibile compiuta, da presentare, socializzare e discutere in maniera aperta.

Un’altra prospettiva futura è la messa nero su bianco del lavoro di ricerca ed approfondimento svolto, attraverso la “produzione” di materiale di analisi teorica e pratica (scritti, documenti, articoli, etc.).

Oltre a voler redigere materiale nuovo l’attuale carenza di documenti usciti da esperienze più o meno insurrezionali del passato, anche italiano, ci porta a voler rispolverare e diffondere analisi e testi propri di anni addietro ma decisamente ancora validi e necessari.

Il tutto nella speranza che ciò, a partire da un’imprescindibile utilità individuale, possa stimolare crescita e confronto tra coloro che intendono rivoluzionare l’esistente.

D’altra parte, l’obiettivo del nostro agire resterà sempre

l’insurrezione

PER INFO E CONTATTI: larrotino@inventati.org

 L’ARROTINO PRESENTAZIONE